Ultimi neuroni

Manuale pratico per dare il colpo di grazia agli ultimi neuroni rimasti in vita dopo 8 (inutili) ore lavorative
venerdì, 14 novembre 2008

Si...abbiamo capito che siete buoni e bravi. E che leggete tanto. Ma la trasmissione quando comincia?

Ieri sera, guardando la trasmissione condotta da Paola Cortellesi, e dal pupazzetto portachiavi che le faceva da spalla, ho assaporato le stesse identiche sensazioni del Concertone del Primo maggio a San Giovanni: ve volemo bene, e se siete poveri e pure immigrati ve volemo pure più bene.

Buono, bravo, umile e modesto, legge tanti libri, ama i gay (perché sono colorati), gli immigrati (perché sono colorati pure loro) e ha tanti amici buoni bravi e che leggono tanto: ecco il ritratto del radical chic da salotto, ecco l’artista medio che Rai3 vuole opporre alla strafottente volgarità di “tutto ciò che è altro”.

Peccato, perché la Cortellesi è di una bravura imbarazzante. Alcuni momenti comici erano così gustosi che li avrei staccati con le unghie da quello sfondo buonista e così inutilmente didascalico (a proposito, qualcuno potrebbe informare gli autori che il tempo in cui gli artisti dipingevano i muri per insegnare le Sacre Scritture al popolo è finito da qualche secolo? Grazie).

Ovunque, e comunque, si respirava aria di festa dell’Unità, di Concertone in cui te volemo bene, di porchetta, di pantaloni made in Nepal comprati dal bancarellaro peruviano, di cibi biologici e di thè nero equo e solidale.

Peccato, perché in certi punti ho riso di gusto. E ho pensato che, se non fosse stata risucchiata dalla classe intellettuale italiana, la Cortellesi, intellettuale, avrebbe potuto esserlo sul serio.

Ma c'è un'altra questione su cui mi piacerebbe indagare.

No..."indagare" non è il termine esatto. Mi serve un'espressione più forte, viscerale, disturbante quanto la questione stessa. Ecco, credo che "spremere il punto nero fino alle radici, allo scopo di lasciare un enorme buco sulla pelle" sia qualcosa di più appropriato. Si, mi piace di più.

Insomma la questione è questa: ma perchè i radical chic ci tengono tanto a far parte der popolo? Perchè vogliono sempre precisare che loro sono veri, genuini, che sono umili (i duetti tra artisti radical chic sono in realtà lotte sanguinose a colpi di "quanto sei bravo!" "ma sei più bravo te!" "ho tutti i tuoi dischi" "e io ho letto il tuo libro"), in somma che sono 'ggente come tutti?

No, perchè, bisognerà pure far sapere un giorno ai vari Bignardi, Dandini, Cortellesi, Jovanotti, e a tutti gli scrittorelli dell'ultimo minuto (non è difficile identificarli...basta selezionare alla Feltrinelli gli autori dei libri più sottili) che non è tutto sto granchè far parte der popolo.

Si, ok, la Festa dell'Unità non è male (le salsicce sono buone...davvero...niente da dire), le gonne etniche sono comode e gli orecchini di feltro fatti a mano sono carucci. Idem per il biologico e per il commercio equo e solidale (sicuramente solidale con i negretti...un po' di meno con gli operatori di call center e i metalmeccanici...però vabbè)....

....però tutto questo non basta per far davvero parte der popolo.

Perchè, per essere davvero umili, bisogna strisciare un pochino. Bisogna planare verso terra ed escoriarsi le chiappe.

Bisogna abbandonare il supermercato morale degli intellettuali (dove vendono le confezioni risparmio di "comprensione") e andare a far la spesa al discount, sperando di trovare  qualche offerta speciale di "tolleranza"...altrimenti ripieghi sull'"amarezza" e pazienza...

Insomma, devi rinunciare a frasi quali "io quando vado in libreria rischio davvero di esaurire il conto in banca", ammettere che gli zingari puzzano, rassegnarti a non conoscere la collocazione geografica della Palestina (sopra o sotto il Libano? Ma poi 'ndo sta il Libano?), e  provare un senso di scetticismo nei confronti della psicanalisi.

E questo è solo l'inizio...non si diventa parte della 'ggente così, come se niente fosse.

Ecco, ora chi glielo dice alla Dandini che lei non è der popolo, che non è semplice? Io non me la prendo questa responsabilità...fate voi: prendetela da una parte, mettetele davanti una foto di Veltroni e una di un bambino ugandese...toh aggiungiamoci pure quella di una balena che sta per essere uccisa con il suo cucciolo dai pescatori giapponesi...e ditele l'amara verità.

Con dolcezza, mi raccomando. E profonda bontà.

postato da: marikthequeen alle ore 11:28 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutti incontri, i radical chic hanno rotto
venerdì, 08 febbraio 2008

Una digressione sul radical chic (e una domanda...)

Rispondo con questo post a boots...al fine di approfondire il grande perchè del giorno.

Perchè la Bignardi provoca questa incessante dicotomia tra stima e disprezzo? Perchè la Daria ha complicato il mio piccolo mondo perfetto in cui simpatie e antipatie sono matematicamente calcolate nonchè archiviate nell'apposito schedario?

Per rispondere a tale quesito, credo sia necessario introdurre un'approfondimento sull'universo radical chic, una tendenza intellettuale che ha ormai abbondantemente infestato i settori dello spettacolo e dell'imprenditoria italiana.

Il radical chic è la versione evoluta e femminilizzata della sinistra italiana. E' la sinistra che diventa donna e che sposta le sue lotte dalla piazza al salotto, dall'Unità a Vanity Fair. E' la sinistra che, evolvendo da  comunista a democratica si illude di andare avanti e invece sta solo andando a destra finchè, cammina cammina, non farà il giro su sé stessa...

Complicata, illusa, involuta e capricciosa come una donna...

Insomma, il radical chic è femmina, e se non è femmina è gay, e se non è gay è un uomo insulso.

Il radical chic è, per contratto, tenuto a rispettare tutte le forme di cultura e sottocultura esistenti nel pianeta, con particolare attenzione alla questione della fame in Africa e dell'integrazione islamica: dalla prima si genera la corsa alle adozioni a distanza (e l'abominevole abitudine di tirare fuori la foto del negretto dal portafoglio, per far conoscere il proprio "figlio adottivo" agli amici), e dalla seconda il consumo sistematico di kebab, musica araba e ingressi spenderecci all'hammam.

Il radical chic ama il cinema d'autore, ha l'hobby della fotografia, colleziona montagne di cd di gruppi musicali che nessuno ha mai sentito nominare. Crede nelle ragioni del cuore, ama la sensibilità femminile, non si perde una Feltrinelli ed è convinto che non tutti i romeni sono venuti in Italia per delinquere...

Ora veniamo al punto. Fino a poco tempo fa, io, che alla Feltrinelli continuo ancora a preferire la più pecoreccia Rinascente (dal momento che non riesco a comprendere che gusto ci sia a trascorrere ore davanti a centinaia e centinaia di libri, esposti sullo scaffale manco fossero biscotti del Mulino Bianco...), ho sempre ritenuto i radical chic come gente che ha elevato la segatura a stile di vita.

Gente che, nel mondo dello spettacolo e del jet set italiano prende il nome di Monicà Bellucci, Ambra Angiolini, Carlà Bruni, Barbara Palombelli, Beatrice Borromeo, Lapo Elkann e che trae le proprie fortune dalla vendita di robaccia spacciata, rispettivamente, per recitazione, canto, giornalismo e occhiali da sole di qualità...

E la Daria? Ce la metto nel calderone? E' imbottita di segatura come tutti gli altri, oppure la sua spocchietta cela un'umanità che ronfa beatamente davanti ad un film cecoslovacco?

La Daria è una brava mamma e una moglie innamorata. Ha fatto a pezzi Barbara Palombelli in un'intervista. Ed è una che suda sotto le ascelle (una volta ha sfoggiato una maglietta "pezzatissima" in trasmissione), quindi non può che essere una di noi. 

Ma come posso ignorare alcuni sintomi tipici del radicalismo chic...la voce misurata e ipocritina, la fatale tendenza al solottismo fine a sé stesso , la compiacenza nei confronti di donne alle quali staccherei tutti i denti, uno per uno (perchè quella slinguazzata a Franca Sozzani, Daria, PERCHE'??), sono cose che non posso mandare giù..

Daria, chi sei? 

mercoledì, 06 febbraio 2008

Antipaticlassifica:

Scusate ma...io certa gente dello spettacolo...come dire...non la mando giù...mi suscita una repulsione quasi fisica, oltre all'irresistibile impulso di lanciare pomodori marci sul televisore...

giorgia3Al primo posto, Giorgia.

Lei è il MALE. Fintamente sofferente, inutilmente drammatica...ma soprattutto profonda quanto una pozzanghera. Tutto il suo essere è proteso verso la realizzazione dell'unico scopo che anima la vita di ogni donnetta nevrotica: farci sapere quanto è brava.

Una volta ho assistito ad un suo concerto (gratuito): non sto a raccontarvi la profusione di gorgheggi che insteva su ciascuna, maledettissima, vocale di ciacuna, maledettissima, canzonetta. Ogni vocale era salutata da minuti buoni di virtuosismi talmente irritanti che, dopo la  prima mezz'ora di concerto, con le ginocchia ormai cementate sul marciapiede, il pubblico ha cominciato a manifestare delicatamente il proprio disappunto ("ahò...c'hai rotto li coj..."). Lei, come se le stessero tirando fiori e orsacchiotti di peluche anzichè le bombe a mano (cosa che i più annoiati stavano davvero progettando di fare...) ha continuato imperterrita a sciorinare nenie interminabili scritte da lei (ignorando completamente le richieste disperate di qualche stornello radiofonico un po' più orecchiabile), condendo il tutto con le odiose domandine "siete caldi?? Vi state divertendo??"...alle quali tutti rispondevano con un NO intriso di  aggressività e follia omicida.

ambraAl secondo posto, Ambra. Come dire: arieccone n'altra...

Ambra Angiolini appartiene alla nuova categoria del fighettismo cinematografico made in Italy: la "divetta radical chic".

Eh già, dovete sapere che, dal momento che in Italia non si trova più un'attrice brava manco a clonarla dal toupè di Sofia Loren, adesso le giovani leve che non valgono una cicca ma non possono permettersi di esporre i soliti ciondolami di carne, si sono ritagliate questo ruolino dell'attrice  impegnata, un po' bohemien, un po' intellettuale, capace di alternare l'impegno sociale all'intervista a Vanity Fair.

Lo sguardo cerbiattoso, l'atteggiamento modesto, i movimenti del corpo, i sorrisi dispensati con moderazione.... esprimono, in realtà, tutto ciò che non c'è: studio, carisma, simpatia, comunicativa...ovvero, in una parola, l'attrice. C'è tutto, in Ambra, tranne che un'attrice....

barbara

Al terzo posto, Barbara Palombelli.

Ecco...devo confessare che su questo podio sono stata a lungo indecisa: a chi attribuire il sommo scettro dell'antipatia?

Giorgia o Palombelli?

Alla fine ha vinto Giorgia. Primo, perchè mi ha fracassato le balle per una serata intera, e mi sembrava giusto prendermi una rivincita. Secondo, perchè detesto le svendite promozionali di tutto ciò che appartiene ad una delle seguenti voci: dischi, emozioni, sofferenza, anoressia e vocalizzi inutili. Terzo, perchè la Palombelli è un tale concentrato di caratteristiche negative che...semplicemente non può essere reale. Non è vera. E' un alieno, o se la sono mangiata gli alieni. E quello che vediamo è solo un cartonato, del resto... la staticità dei movimenti, unita al vuoto cosmico delle sue parole, ne è una conferma. Inutile dire che da quando ho elaborato questa teoria, dormo molto meglio la notte....

dariaPer finire, ho voluto serbare il quarto posto (in genere, riservato al "vincitore morale"* della competizione...): la Daria.

Le riservo il quarto posto perchè tutte le volte che sto per esclamare "ah ma che spocchia che c'ha questa!"...una vocina dentro di me mi sussurra "Non ti fidare....lo fa apposta". Insomma, si scatena il solito conflitto tra la mia parte buona e la mia parte cattiva, tra la vocina democratica, veltroniana, buonista, pronta a dare un'opportunità a tutti, e l'urlo fascista che comanda la marcia su Roma, prescrive olio di ricino ai romeni che non pagano il biglietto dell'autobus  e va a cena con Giuliano Ferrara e il Cardinal Ruini.

Insomma...sto ancora cercando di capire chi è questa donna. E cosa vuole da me!!

* Vincitore morale = categoria sociologica introdotta da Simona Ventura, allo scopo di redimere tutti coloro che si sono fatti espellere dall'Isola dei Famosi per blasfemia, stupidità, antipatia e bruttezza. Per difendere il pirlone di turno, e con lui tutto il programma...è stata coniata questa felice espressione, che la pubblica opinione italica ha successivamente esteso a tutti i campi dell'umana idiozia: politici corrotti, uomini d'affati falliti, sportivi drogati, vallette mignotte....tutti quanti, a breve distanza di tempo, assurgono misteriosamente  a viincitori morale dell'eterna gara  a chi c'ha la faccia più tosta...

venerdì, 11 gennaio 2008

Il politically correct: una digressione...

Innanzitutto vorrei manifestare la mia ignoranza su una questione fondamentale: ma quando è cominciata? Quando il solito giornalista americano ha coniato l'espressione "politically correct" (che poi è una classica espressione da intellettuale harwardiano...) e quando quest'ultima è rimbalzata come uno straccetto per la polvere nelle redazioni italiane, passando per le espressioni benevolmente corrucciate dei nostri opinionisti politici, per approdare, finalmente, nel proprio porto naturale, ovvero i salotti bon ton delle giornaliste radical chic?

Beh, una cosa è certa: da quando è arrivato, il "politicamente corretto" ha spopolato. Ah...quanto ci piace essere corretti, a noi. Quando poi alla correttezza si aggiunge la politichezza...andiamo in brodo di giuggiole.

E poco importa che correttezza a volte faccia rima con pochezza, o stitichezza (in senso intellettuale, ovviamente).

Comunque, nel panorama televisivo, il primo "politically correct" di cui abbia memoria risale al primo Vangelo di Fabio Fazio e a quella morbida mescolanza di personaggini dell'ultima ora, salme canore fresche fresche di riesumazione, premi nobel alla "4 salti in padella", bruttine, bellone, mogli di calciatori, di giornalisti, di leghisti...insomma:  tutti i paesani accorsi alla grande festa del "siamo corretti, siamo ironici...e soprattutto siamo tanto innocui".

Il secondo Vangelo di Fazio è, se possibile, una versione ancora più raffinata e stilosa della passata opera di catechesi: interviste smaccatamente marchettare, talmente marchettare che la loro marchettitudine è addirittura sottolineata con battutine autoironiche e teatrini furbacchioni tra marchettaro e marchettante.

Accade così che la sfacciataggine si riveli come la nuova frontiera del "politicamente corretto"...in altre parole "se ve lo facciamo in faccia, non vi nascondiamo niente e dunque siamo corretti, giusto?".

A tutto questo si aggiungano un chilo di nobili intenti (ovvero, far leggere qualcosa agli italiani, qualsiasi cosa, che sia anche  il ricettario del medico di Bruno Contrada: sono tutti ignoranti, chi se ne accorge?), due forme di tette (la svedesona alla quale si fa dire qualche parola...così è bella e pure brava) e un pizzico di satira pungente...smorzata però dai sorrisini imbarazzatini del conduttore.

Insomma tutto questo per dire: gli spottini RAI "non vogliamo farti assomigliare alla televisione..." sono da intepretare come avvertimento politicamente corretto: "guardate che non stiamo scherzando...stiamo davvero facendo sempre più schifo...e ve lo diciamo nel modo più raffinato possibile! Siamo bravi, vero? E allora...ce li date sti soldi?".

postato da: marikthequeen alle ore 11:35 | link | commenti | commenti
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutti incontri, brutte facce, i radical chic hanno rotto
mercoledì, 05 dicembre 2007

Corso di trash televisivo

Docente di ruolo: Michele Cucuzza


Assistente: la giornalista cafona


Materia del corso: l'infelicità altrui


Descrizione del corso: il corso si snoda su due momenti di apprendimento, comprensivi di una parte teorica (con l'insegnamento dei sentimenti di base: pietà, pena, tristezza e speranza) e di una parte pratica (con interviste sul campo agli sfigati di turno, messi a disposizione dalla redazione del noto programma teleisivo "la vita in diretta").


Costo del corso: il canone RAI


Esempio di lezione: una giornalista cafona, armata di ipocrisia (nonchè del sentimento di base "pietà") si reca in un ospedale per intervistare un uomo di 300 chili: per metterlo a suo agio, oltre ad intitolare il servizio "300 chili: il peso della vita", fa un excursus su tutte la malattie che lo affliggono da anni (comprese le unghie incarnite), gli ricorda che non ha mai lavorato e gli da il colpo di grazia chiedendogli da quanti anni non è in grado di muoversi dal letto.
Seguono, giusto per ribadire il concetto, un'intervista al medico curante (che avrebbe istigato al suicidio persino Berlusconi) e inquadrature ad una madre disperata...
Ma, dal momento che un colpo di scena non si nega a nessuno...ecco che arriva, fulgida e abbagliante, la "speranza": la giornalista cafona chiama in causa un noto chirurgo che, sull'inquietante sfondo di quelli che sembrano a tutti gli effetti dei FORNI CREMATORI, promette al povero disgraziato di operarlo e di trasformarlo in "uomo normale"!
E, giusto per ribadire il concetto, corrobora la sua tesi esponendo al pubblico il busto di un suo paziente: un mix indefinito di pelle e cicatrici da far impallidire di rabbia la creatura di Frankestein!
Buona lezione a tutti!

postato da: marikthequeen alle ore 08:46 | link | commenti | commenti
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutti incontri, brutte facce
giovedì, 29 novembre 2007

Ed è subito vallettina...

Avete presente quella specie di vallettina che vive, prolifera e si riproduce ai fianchi del presentatore nel momento topico del quiz telefonico? Io conservo memoria di tale presenza a partire dal principe dei quiz telefonici ("indovina quanti fagioli sono contenuti in questo enorme vaso di vetro"), e da allora non mi ha più lasciato.

Parte la telefonata alla casalinga ignorante...ed è subito vallettina.

Anzi, vallettine.

Scomodamente posizionate ai due fianchi del conduttore (Gerry Scotti ha 6 fianchi...ma si sa che è in sovrappeso...), intrecciano una guerra psicologica con i telespettatori:  sfoderano sorrisi a metà strada tra il malizioso e il saputello (ma sempre con un tocco di innocenza perchè, in fondo...."sono la ragazza della porta accanto...votatemi per mia semplicità!"), respirano con il diaframma per evidenziare il décolleté (ma sempre con un tocco di innocenza perchè, in fondo ..."se mi proponessero il calendario ci penserei....ma io sono comunque una ragazza semplice che sogna una famiglia numerosa...") e, soprattutto sfoggiano sguardi così appiccicosi che ieri sera, guardando la trasmissione di Carlo Conti, ho avuto la netta impressione che volessero entrare nel salotto di casa.

Perchè il quiz telefonico è, in realtà, la mensa dei poveri della notorietà...in cui la vallettina affamata di calendario si mette in fila per accaparrare briciole di attenzione...cercando di tirare fuori, in pochi minuti, tutto ciò che serve per diventare dei personaggi televisivi: il niente.

postato da: marikthequeen alle ore 08:12 | link | commenti | commenti
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutti incontri, brutte facce
lunedì, 26 novembre 2007

Pacchiuful...

Messaggio per gli economisti: se oramai vi eravate convinti che il ceto medio italiano non avesse  più neanche  gli occhi per piangere... ricredetevi. Gli occhi sono ancora al loro posto, solo che ora  vengono utilizzati per lacrimare sopra una vecchia scatola di scarpe.

La scatola di scarpe (detta anche "pacco", derivato dal latino "paccus", che a sua volta è la contrazione di "pacchianus") rappresenta l'ultimo baluardo delle speranze di riscatto della piccola borghesia (la penultima se ne è andata  via con il treno della felicità della Clerici...) e in essa sono contenuti i piccoli e grandi sogni di ogni italiano medio, dalla borsa di Gucci alla casa nuova, dagli studi universitari dei figli al cronografo D&G tempestato di brillanti.

Insomma, la scatola di scarpe contiene tutto, anche gli animali (eccetto l'unico che possa davvero tornare utile all'italiano medio: una tartaruga azzannatrice che cancelli con un morso le facce dei concorrenti) e imbattersi disgraziatamente su Rai1 alle 20:30 equivale a sorbirsi l'equivalente liofilizzato di 300 puntate di Beautiful, con tanto di madri sull'orlo dell'ospizio, mutui al 60% che attendono di essere pagati con una rata unica e figli che devono studiare ingegneria aerospaziale....il tutto condito con vibrazioni facciali così intense e varie che, se fossi uno dei produttori della celebre soap, sbatterei per strada Ridge Forrester a calci nel sedere...

Dunque...cari economisti...fatevene una ragione: finchè in Italia continueranno ad essere tirati tutti questi "pacchi"...il nostro ceto medio non avrà ancora nulla di cui preoccuparsi!

postato da: marikthequeen alle ore 13:10 | link | commenti | commenti
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutte facce
venerdì, 09 novembre 2007

La morte fa belli (gli altri...)

Ieri sera la trasmissione Anno Zero mi ha condotto ad una delle solite riflessioni sulle bellezze del nostro paese. La morte è come il Natale: rende tutti più buoni.

Chi muore è santo subito. E gli amici, i parenti, i colleghi, i vicini di casa, persino i passanti che lo hanno strattonato per strada si illuminano di luce riflessa e acquistano il sacro alone....oltre a quell'atteggiamento di ieratica consapevolezza che sembra dirci "io la so lunga...ah quante ne so...".

A pensarci bene, il panegirico cui abbiamo assistito ieri (con tanto di Michele Santoro che elegge il Cardinal Tonini a suo padre spirituale...manco fosse la reincarnazione di Berlinguer) non avrebbe dovuto stupirmi più di tanto...del resto viviamo in un paese in cui un politico corrotto e latitante è stato recentemente descritto come un uomo sentimentale e romantico (con la moglie? No, con le amanti! Beh...ma con la moglie è sempre stato molto rispettoso...si pensi che tutte le mattine, fino al giorno della sua morte, Bettino guardava negli occhi la consorte e  le diceva  "buongiorno"!).

Insomma, se Craxi, che ha rubato ai cittadini e messo le corna alla moglie, ora è rivalutato per la sua generosità...figuriamoci Biagi, che generoso lo era davvero.

Però a questo punto mi chiedo una cosa: se un uomo come Biagi non aveva alcun bisogno di una messa di canonizzazione...la trasmissione di Santoro tornava più utile a Biagi o ai suoi ospiti ?

 

postato da: marikthequeen alle ore 08:27 | link | commenti | commenti
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutte facce
lunedì, 22 ottobre 2007

Recensione di Guerra e Pace

Diciamoci la verità: di eventi televisivi come questo, ne sentivamo proprio il bisogno.

Insomma, va bene che in una fredda serata di domenica anche le repliche del Tenente Colombo sono gradite...però volete mettere la soddisfazione di apparecchiare la cena davanti al divano per non perdervi neanche una battuta? E ascoltare le prime note della colonna sonora...il loro richiamo allusivo ad una visione che ci farà sognare?

Insomma, le chiappe afflosciate sul divano sono  sempre le stesse...ma un conto è parcheggiarle davanti all'Isola dei Famosi (con il rischio di trascinarle nel letto dopo 5 minuti) e un altro conto è sentirle frementi e scattanti per il pit stop della pausa pubblicitaria (nel tempo di 10 spot, riesci a fare pipì, lavare i piatti, passare la scopa in cucina e fare una telefonata a mamma!) perchè non vuoi perderti neanche una battuta!

Detto questo, riconosco che la versione televisiva ha voluto trasporre su un piano intimista e individuale ciò che la versione cinematografica di King Vidor ha illustrato con toni rutilanti e decisamente scenografici.

Del resto non sarebbe stato possibile fare altrimenti: attori del calibro di Audrey Hepburn, Henry Fonda e Vittorio Gassman avrebbero reso epica anche la scena di un automobilista che chiede ad una coppia di passanti la strada per Torvaianica.

In ogni caso, non ho potuto non apprezzare la scelta di attualizzare i personaggi e renderli più "quotidiani": bella la scena di Natasa che catapulta gli scarpini da ballo dai propri piedi, così come il bacio tra Sonja e Nicolaj (un bacio vero, appassionato)... questa scelta ha avuto anche l'effetto di abbassare drasticamente i decibel della colonna sonora (al punto che mi chiedo: ma era presente una colonna sonora?) e di far concentrare i nostri sensi sulle voci dei personaggi.

Ehm ehm...e qui tocchiamo il solito bubbone incancrenito, la recitazione: se Andrea Giordana, pur dandomi sistematicamente l'impressione di stare sul punto di entrare nei tessuti degli abiti d'epoca per analizzare le tracce di unto sedimentatisi sulle fibre (perchè l'hai fatto, Andrea? Perchè hai gettato la tua credibilità alle ortiche con quell'orrenda pubblicità??), possiede un timbro di voce profondo e sensuale (e poi diciamocelo pure: la sua barba è la cosa più russa finora mostrataci),  Alessio Boni sembra necessitare di una dieta a base di spinaci. Posso capire che Andrej Bolkonsky sia un personaggio malinconico e spigoloso...ma da qui ad inghiottire un intero flacone di barbiturici ce ne vuole...

La recitazione degli altri attori italiani, comunque,  mi è sembrata più che soddisfacente (una menzione d'onore per il seno di Violante Placido...il quale, sebbene imbottito, compresso e sprimacciato come un guanciale, appare  più espressivo e in forma della sua proprietaria).

Il cast internazionale mi è sembrato decisamente affossato dal doppiaggio italiano: non sapendo che strada prendere tra il "colloquiale" e  il "pomposo", evidentemente si è scelto di intraprendere il percorso del "monotono"... che porta dritto dritto verso la camera da letto. (Nonostante tutto, il Principe Bolkonsky, interpretato dal grandissimo  Malcom Mc Dowell, avrebbe fatto venire anche a me la voglia di andare a farmi trucidare dall'esercito francese!).

La scelta dei personaggi comunque è stata davvero all'insegna del rispetto per gli antichi costumi russi: il principino Kuragin è identico a Duncan dei Blue, Nicolaj Rostov ha la messa in piega e l'attrice che interpreta Natasa, se nella Russia del primo '800 fossero stati inventati l'I-Pod, le minigonne e la lozione schiarente alla camomilla del Dott. Schultz, sarebbe la perfetta incarnazione della ragazza russa!

Per finire, una riflessione: le scene di guerra sono davvero ben fatte, così come commovente è l'inquadratura dei volti dei giovani soldati russi, impauriti e infreddoliti di fronte all'incognita della guerra: che l'uomo moderno sia di gran lunga più abile nel descrivere la Guerra che la Pace?.

postato da: marikthequeen alle ore 12:55 | link | commenti | commenti
categorie: riflessioni, cinema, televisione, attualitĂ 
venerdì, 05 ottobre 2007

Così son bravi tutti ad ammalarsi!

Chiedo scusa ai miei lettori per aver latitato per tanto tempo: evidentemente l'hard disk del mio computer non era poi così "hard", dal momento che si è sciolto come una ricottina!

Ah...una precisazione: per "lettori" intendo, come al solito, il mio fidanzato (puntualmente sottoposto al tradizionale rituale della sera "Allora? Hai letto l'ultimo post? Che ne dici? Fa ridere?" Il tutto con un coltellaccio da cucina puntato alla gola...), mia sorella e il gatto (il quale osserva il blog comodamente sdraiato sulla tastiera del notebook).

In effetti è una cretinata chiedere "scusa ai lettori per l'assenza...", però mi sono resa conto che è una cosa che conferisce grande importanza al blog: ti immagini i lettori che attendono smaniosi nuovi "post che cambieranno la storia dell'umanità" con schiumi di bavetta intorno alla bocca...e quasi quasi ci credi!

Comunque non sto scrivendo per disquisire sul livello di pitoccheria di questo blog, quanto per rivolgere al mondo intero questo interrogativo: perchè domenica scorsa, nella serie NCIS, il personaggio di Timothy McGee, per informare i suoi superiori della sua malattia, invia una semplicissima (e pure sgarbatella) e-mail...mentre io, per fare la medesima cosa, devo: 1) telefonare all'uffcio del personale 2) telefonare alla mia coordinatrice, improvvisando un teatrino napoletano con tanto di lamenti e colpetti di tosse, "sennò non ce crede..." 3) telefonare alla dottoressa per chiederle un certificato medico INPS 4) Andare alla Posta a inviare la raccomandata all'INPS 5) mandare una copia del certificato via fax all'ufficio del personale 6) desiderare di tornare al lavoro il prima possibile?