Ultimi neuroni

Manuale pratico per dare il colpo di grazia agli ultimi neuroni rimasti in vita dopo 8 (inutili) ore lavorative
venerdì, 14 novembre 2008

Si...abbiamo capito che siete buoni e bravi. E che leggete tanto. Ma la trasmissione quando comincia?

Ieri sera, guardando la trasmissione condotta da Paola Cortellesi, e dal pupazzetto portachiavi che le faceva da spalla, ho assaporato le stesse identiche sensazioni del Concertone del Primo maggio a San Giovanni: ve volemo bene, e se siete poveri e pure immigrati ve volemo pure più bene.

Buono, bravo, umile e modesto, legge tanti libri, ama i gay (perché sono colorati), gli immigrati (perché sono colorati pure loro) e ha tanti amici buoni bravi e che leggono tanto: ecco il ritratto del radical chic da salotto, ecco l’artista medio che Rai3 vuole opporre alla strafottente volgarità di “tutto ciò che è altro”.

Peccato, perché la Cortellesi è di una bravura imbarazzante. Alcuni momenti comici erano così gustosi che li avrei staccati con le unghie da quello sfondo buonista e così inutilmente didascalico (a proposito, qualcuno potrebbe informare gli autori che il tempo in cui gli artisti dipingevano i muri per insegnare le Sacre Scritture al popolo è finito da qualche secolo? Grazie).

Ovunque, e comunque, si respirava aria di festa dell’Unità, di Concertone in cui te volemo bene, di porchetta, di pantaloni made in Nepal comprati dal bancarellaro peruviano, di cibi biologici e di thè nero equo e solidale.

Peccato, perché in certi punti ho riso di gusto. E ho pensato che, se non fosse stata risucchiata dalla classe intellettuale italiana, la Cortellesi, intellettuale, avrebbe potuto esserlo sul serio.

Ma c'è un'altra questione su cui mi piacerebbe indagare.

No..."indagare" non è il termine esatto. Mi serve un'espressione più forte, viscerale, disturbante quanto la questione stessa. Ecco, credo che "spremere il punto nero fino alle radici, allo scopo di lasciare un enorme buco sulla pelle" sia qualcosa di più appropriato. Si, mi piace di più.

Insomma la questione è questa: ma perchè i radical chic ci tengono tanto a far parte der popolo? Perchè vogliono sempre precisare che loro sono veri, genuini, che sono umili (i duetti tra artisti radical chic sono in realtà lotte sanguinose a colpi di "quanto sei bravo!" "ma sei più bravo te!" "ho tutti i tuoi dischi" "e io ho letto il tuo libro"), in somma che sono 'ggente come tutti?

No, perchè, bisognerà pure far sapere un giorno ai vari Bignardi, Dandini, Cortellesi, Jovanotti, e a tutti gli scrittorelli dell'ultimo minuto (non è difficile identificarli...basta selezionare alla Feltrinelli gli autori dei libri più sottili) che non è tutto sto granchè far parte der popolo.

Si, ok, la Festa dell'Unità non è male (le salsicce sono buone...davvero...niente da dire), le gonne etniche sono comode e gli orecchini di feltro fatti a mano sono carucci. Idem per il biologico e per il commercio equo e solidale (sicuramente solidale con i negretti...un po' di meno con gli operatori di call center e i metalmeccanici...però vabbè)....

....però tutto questo non basta per far davvero parte der popolo.

Perchè, per essere davvero umili, bisogna strisciare un pochino. Bisogna planare verso terra ed escoriarsi le chiappe.

Bisogna abbandonare il supermercato morale degli intellettuali (dove vendono le confezioni risparmio di "comprensione") e andare a far la spesa al discount, sperando di trovare  qualche offerta speciale di "tolleranza"...altrimenti ripieghi sull'"amarezza" e pazienza...

Insomma, devi rinunciare a frasi quali "io quando vado in libreria rischio davvero di esaurire il conto in banca", ammettere che gli zingari puzzano, rassegnarti a non conoscere la collocazione geografica della Palestina (sopra o sotto il Libano? Ma poi 'ndo sta il Libano?), e  provare un senso di scetticismo nei confronti della psicanalisi.

E questo è solo l'inizio...non si diventa parte della 'ggente così, come se niente fosse.

Ecco, ora chi glielo dice alla Dandini che lei non è der popolo, che non è semplice? Io non me la prendo questa responsabilità...fate voi: prendetela da una parte, mettetele davanti una foto di Veltroni e una di un bambino ugandese...toh aggiungiamoci pure quella di una balena che sta per essere uccisa con il suo cucciolo dai pescatori giapponesi...e ditele l'amara verità.

Con dolcezza, mi raccomando. E profonda bontà.

postato da: marikthequeen alle ore 11:28 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutti incontri, i radical chic hanno rotto
venerdì, 08 febbraio 2008

Una digressione sul radical chic (e una domanda...)

Rispondo con questo post a boots...al fine di approfondire il grande perchè del giorno.

Perchè la Bignardi provoca questa incessante dicotomia tra stima e disprezzo? Perchè la Daria ha complicato il mio piccolo mondo perfetto in cui simpatie e antipatie sono matematicamente calcolate nonchè archiviate nell'apposito schedario?

Per rispondere a tale quesito, credo sia necessario introdurre un'approfondimento sull'universo radical chic, una tendenza intellettuale che ha ormai abbondantemente infestato i settori dello spettacolo e dell'imprenditoria italiana.

Il radical chic è la versione evoluta e femminilizzata della sinistra italiana. E' la sinistra che diventa donna e che sposta le sue lotte dalla piazza al salotto, dall'Unità a Vanity Fair. E' la sinistra che, evolvendo da  comunista a democratica si illude di andare avanti e invece sta solo andando a destra finchè, cammina cammina, non farà il giro su sé stessa...

Complicata, illusa, involuta e capricciosa come una donna...

Insomma, il radical chic è femmina, e se non è femmina è gay, e se non è gay è un uomo insulso.

Il radical chic è, per contratto, tenuto a rispettare tutte le forme di cultura e sottocultura esistenti nel pianeta, con particolare attenzione alla questione della fame in Africa e dell'integrazione islamica: dalla prima si genera la corsa alle adozioni a distanza (e l'abominevole abitudine di tirare fuori la foto del negretto dal portafoglio, per far conoscere il proprio "figlio adottivo" agli amici), e dalla seconda il consumo sistematico di kebab, musica araba e ingressi spenderecci all'hammam.

Il radical chic ama il cinema d'autore, ha l'hobby della fotografia, colleziona montagne di cd di gruppi musicali che nessuno ha mai sentito nominare. Crede nelle ragioni del cuore, ama la sensibilità femminile, non si perde una Feltrinelli ed è convinto che non tutti i romeni sono venuti in Italia per delinquere...

Ora veniamo al punto. Fino a poco tempo fa, io, che alla Feltrinelli continuo ancora a preferire la più pecoreccia Rinascente (dal momento che non riesco a comprendere che gusto ci sia a trascorrere ore davanti a centinaia e centinaia di libri, esposti sullo scaffale manco fossero biscotti del Mulino Bianco...), ho sempre ritenuto i radical chic come gente che ha elevato la segatura a stile di vita.

Gente che, nel mondo dello spettacolo e del jet set italiano prende il nome di Monicà Bellucci, Ambra Angiolini, Carlà Bruni, Barbara Palombelli, Beatrice Borromeo, Lapo Elkann e che trae le proprie fortune dalla vendita di robaccia spacciata, rispettivamente, per recitazione, canto, giornalismo e occhiali da sole di qualità...

E la Daria? Ce la metto nel calderone? E' imbottita di segatura come tutti gli altri, oppure la sua spocchietta cela un'umanità che ronfa beatamente davanti ad un film cecoslovacco?

La Daria è una brava mamma e una moglie innamorata. Ha fatto a pezzi Barbara Palombelli in un'intervista. Ed è una che suda sotto le ascelle (una volta ha sfoggiato una maglietta "pezzatissima" in trasmissione), quindi non può che essere una di noi. 

Ma come posso ignorare alcuni sintomi tipici del radicalismo chic...la voce misurata e ipocritina, la fatale tendenza al solottismo fine a sé stesso , la compiacenza nei confronti di donne alle quali staccherei tutti i denti, uno per uno (perchè quella slinguazzata a Franca Sozzani, Daria, PERCHE'??), sono cose che non posso mandare giù..

Daria, chi sei? 

mercoledì, 06 febbraio 2008

Antipaticlassifica:

Scusate ma...io certa gente dello spettacolo...come dire...non la mando giù...mi suscita una repulsione quasi fisica, oltre all'irresistibile impulso di lanciare pomodori marci sul televisore...

giorgia3Al primo posto, Giorgia.

Lei è il MALE. Fintamente sofferente, inutilmente drammatica...ma soprattutto profonda quanto una pozzanghera. Tutto il suo essere è proteso verso la realizzazione dell'unico scopo che anima la vita di ogni donnetta nevrotica: farci sapere quanto è brava.

Una volta ho assistito ad un suo concerto (gratuito): non sto a raccontarvi la profusione di gorgheggi che insteva su ciascuna, maledettissima, vocale di ciacuna, maledettissima, canzonetta. Ogni vocale era salutata da minuti buoni di virtuosismi talmente irritanti che, dopo la  prima mezz'ora di concerto, con le ginocchia ormai cementate sul marciapiede, il pubblico ha cominciato a manifestare delicatamente il proprio disappunto ("ahò...c'hai rotto li coj..."). Lei, come se le stessero tirando fiori e orsacchiotti di peluche anzichè le bombe a mano (cosa che i più annoiati stavano davvero progettando di fare...) ha continuato imperterrita a sciorinare nenie interminabili scritte da lei (ignorando completamente le richieste disperate di qualche stornello radiofonico un po' più orecchiabile), condendo il tutto con le odiose domandine "siete caldi?? Vi state divertendo??"...alle quali tutti rispondevano con un NO intriso di  aggressività e follia omicida.

ambraAl secondo posto, Ambra. Come dire: arieccone n'altra...

Ambra Angiolini appartiene alla nuova categoria del fighettismo cinematografico made in Italy: la "divetta radical chic".

Eh già, dovete sapere che, dal momento che in Italia non si trova più un'attrice brava manco a clonarla dal toupè di Sofia Loren, adesso le giovani leve che non valgono una cicca ma non possono permettersi di esporre i soliti ciondolami di carne, si sono ritagliate questo ruolino dell'attrice  impegnata, un po' bohemien, un po' intellettuale, capace di alternare l'impegno sociale all'intervista a Vanity Fair.

Lo sguardo cerbiattoso, l'atteggiamento modesto, i movimenti del corpo, i sorrisi dispensati con moderazione.... esprimono, in realtà, tutto ciò che non c'è: studio, carisma, simpatia, comunicativa...ovvero, in una parola, l'attrice. C'è tutto, in Ambra, tranne che un'attrice....

barbara

Al terzo posto, Barbara Palombelli.

Ecco...devo confessare che su questo podio sono stata a lungo indecisa: a chi attribuire il sommo scettro dell'antipatia?

Giorgia o Palombelli?

Alla fine ha vinto Giorgia. Primo, perchè mi ha fracassato le balle per una serata intera, e mi sembrava giusto prendermi una rivincita. Secondo, perchè detesto le svendite promozionali di tutto ciò che appartiene ad una delle seguenti voci: dischi, emozioni, sofferenza, anoressia e vocalizzi inutili. Terzo, perchè la Palombelli è un tale concentrato di caratteristiche negative che...semplicemente non può essere reale. Non è vera. E' un alieno, o se la sono mangiata gli alieni. E quello che vediamo è solo un cartonato, del resto... la staticità dei movimenti, unita al vuoto cosmico delle sue parole, ne è una conferma. Inutile dire che da quando ho elaborato questa teoria, dormo molto meglio la notte....

dariaPer finire, ho voluto serbare il quarto posto (in genere, riservato al "vincitore morale"* della competizione...): la Daria.

Le riservo il quarto posto perchè tutte le volte che sto per esclamare "ah ma che spocchia che c'ha questa!"...una vocina dentro di me mi sussurra "Non ti fidare....lo fa apposta". Insomma, si scatena il solito conflitto tra la mia parte buona e la mia parte cattiva, tra la vocina democratica, veltroniana, buonista, pronta a dare un'opportunità a tutti, e l'urlo fascista che comanda la marcia su Roma, prescrive olio di ricino ai romeni che non pagano il biglietto dell'autobus  e va a cena con Giuliano Ferrara e il Cardinal Ruini.

Insomma...sto ancora cercando di capire chi è questa donna. E cosa vuole da me!!

* Vincitore morale = categoria sociologica introdotta da Simona Ventura, allo scopo di redimere tutti coloro che si sono fatti espellere dall'Isola dei Famosi per blasfemia, stupidità, antipatia e bruttezza. Per difendere il pirlone di turno, e con lui tutto il programma...è stata coniata questa felice espressione, che la pubblica opinione italica ha successivamente esteso a tutti i campi dell'umana idiozia: politici corrotti, uomini d'affati falliti, sportivi drogati, vallette mignotte....tutti quanti, a breve distanza di tempo, assurgono misteriosamente  a viincitori morale dell'eterna gara  a chi c'ha la faccia più tosta...

venerdì, 11 gennaio 2008

Il politically correct: una digressione...

Innanzitutto vorrei manifestare la mia ignoranza su una questione fondamentale: ma quando è cominciata? Quando il solito giornalista americano ha coniato l'espressione "politically correct" (che poi è una classica espressione da intellettuale harwardiano...) e quando quest'ultima è rimbalzata come uno straccetto per la polvere nelle redazioni italiane, passando per le espressioni benevolmente corrucciate dei nostri opinionisti politici, per approdare, finalmente, nel proprio porto naturale, ovvero i salotti bon ton delle giornaliste radical chic?

Beh, una cosa è certa: da quando è arrivato, il "politicamente corretto" ha spopolato. Ah...quanto ci piace essere corretti, a noi. Quando poi alla correttezza si aggiunge la politichezza...andiamo in brodo di giuggiole.

E poco importa che correttezza a volte faccia rima con pochezza, o stitichezza (in senso intellettuale, ovviamente).

Comunque, nel panorama televisivo, il primo "politically correct" di cui abbia memoria risale al primo Vangelo di Fabio Fazio e a quella morbida mescolanza di personaggini dell'ultima ora, salme canore fresche fresche di riesumazione, premi nobel alla "4 salti in padella", bruttine, bellone, mogli di calciatori, di giornalisti, di leghisti...insomma:  tutti i paesani accorsi alla grande festa del "siamo corretti, siamo ironici...e soprattutto siamo tanto innocui".

Il secondo Vangelo di Fazio è, se possibile, una versione ancora più raffinata e stilosa della passata opera di catechesi: interviste smaccatamente marchettare, talmente marchettare che la loro marchettitudine è addirittura sottolineata con battutine autoironiche e teatrini furbacchioni tra marchettaro e marchettante.

Accade così che la sfacciataggine si riveli come la nuova frontiera del "politicamente corretto"...in altre parole "se ve lo facciamo in faccia, non vi nascondiamo niente e dunque siamo corretti, giusto?".

A tutto questo si aggiungano un chilo di nobili intenti (ovvero, far leggere qualcosa agli italiani, qualsiasi cosa, che sia anche  il ricettario del medico di Bruno Contrada: sono tutti ignoranti, chi se ne accorge?), due forme di tette (la svedesona alla quale si fa dire qualche parola...così è bella e pure brava) e un pizzico di satira pungente...smorzata però dai sorrisini imbarazzatini del conduttore.

Insomma tutto questo per dire: gli spottini RAI "non vogliamo farti assomigliare alla televisione..." sono da intepretare come avvertimento politicamente corretto: "guardate che non stiamo scherzando...stiamo davvero facendo sempre più schifo...e ve lo diciamo nel modo più raffinato possibile! Siamo bravi, vero? E allora...ce li date sti soldi?".

postato da: marikthequeen alle ore 11:35 | link | commenti | commenti
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutti incontri, brutte facce, i radical chic hanno rotto