Ultimi neuroni

Manuale pratico per dare il colpo di grazia agli ultimi neuroni rimasti in vita dopo 8 (inutili) ore lavorative
venerdì, 14 novembre 2008

Si...abbiamo capito che siete buoni e bravi. E che leggete tanto. Ma la trasmissione quando comincia?

Ieri sera, guardando la trasmissione condotta da Paola Cortellesi, e dal pupazzetto portachiavi che le faceva da spalla, ho assaporato le stesse identiche sensazioni del Concertone del Primo maggio a San Giovanni: ve volemo bene, e se siete poveri e pure immigrati ve volemo pure più bene.

Buono, bravo, umile e modesto, legge tanti libri, ama i gay (perché sono colorati), gli immigrati (perché sono colorati pure loro) e ha tanti amici buoni bravi e che leggono tanto: ecco il ritratto del radical chic da salotto, ecco l’artista medio che Rai3 vuole opporre alla strafottente volgarità di “tutto ciò che è altro”.

Peccato, perché la Cortellesi è di una bravura imbarazzante. Alcuni momenti comici erano così gustosi che li avrei staccati con le unghie da quello sfondo buonista e così inutilmente didascalico (a proposito, qualcuno potrebbe informare gli autori che il tempo in cui gli artisti dipingevano i muri per insegnare le Sacre Scritture al popolo è finito da qualche secolo? Grazie).

Ovunque, e comunque, si respirava aria di festa dell’Unità, di Concertone in cui te volemo bene, di porchetta, di pantaloni made in Nepal comprati dal bancarellaro peruviano, di cibi biologici e di thè nero equo e solidale.

Peccato, perché in certi punti ho riso di gusto. E ho pensato che, se non fosse stata risucchiata dalla classe intellettuale italiana, la Cortellesi, intellettuale, avrebbe potuto esserlo sul serio.

Ma c'è un'altra questione su cui mi piacerebbe indagare.

No..."indagare" non è il termine esatto. Mi serve un'espressione più forte, viscerale, disturbante quanto la questione stessa. Ecco, credo che "spremere il punto nero fino alle radici, allo scopo di lasciare un enorme buco sulla pelle" sia qualcosa di più appropriato. Si, mi piace di più.

Insomma la questione è questa: ma perchè i radical chic ci tengono tanto a far parte der popolo? Perchè vogliono sempre precisare che loro sono veri, genuini, che sono umili (i duetti tra artisti radical chic sono in realtà lotte sanguinose a colpi di "quanto sei bravo!" "ma sei più bravo te!" "ho tutti i tuoi dischi" "e io ho letto il tuo libro"), in somma che sono 'ggente come tutti?

No, perchè, bisognerà pure far sapere un giorno ai vari Bignardi, Dandini, Cortellesi, Jovanotti, e a tutti gli scrittorelli dell'ultimo minuto (non è difficile identificarli...basta selezionare alla Feltrinelli gli autori dei libri più sottili) che non è tutto sto granchè far parte der popolo.

Si, ok, la Festa dell'Unità non è male (le salsicce sono buone...davvero...niente da dire), le gonne etniche sono comode e gli orecchini di feltro fatti a mano sono carucci. Idem per il biologico e per il commercio equo e solidale (sicuramente solidale con i negretti...un po' di meno con gli operatori di call center e i metalmeccanici...però vabbè)....

....però tutto questo non basta per far davvero parte der popolo.

Perchè, per essere davvero umili, bisogna strisciare un pochino. Bisogna planare verso terra ed escoriarsi le chiappe.

Bisogna abbandonare il supermercato morale degli intellettuali (dove vendono le confezioni risparmio di "comprensione") e andare a far la spesa al discount, sperando di trovare  qualche offerta speciale di "tolleranza"...altrimenti ripieghi sull'"amarezza" e pazienza...

Insomma, devi rinunciare a frasi quali "io quando vado in libreria rischio davvero di esaurire il conto in banca", ammettere che gli zingari puzzano, rassegnarti a non conoscere la collocazione geografica della Palestina (sopra o sotto il Libano? Ma poi 'ndo sta il Libano?), e  provare un senso di scetticismo nei confronti della psicanalisi.

E questo è solo l'inizio...non si diventa parte della 'ggente così, come se niente fosse.

Ecco, ora chi glielo dice alla Dandini che lei non è der popolo, che non è semplice? Io non me la prendo questa responsabilità...fate voi: prendetela da una parte, mettetele davanti una foto di Veltroni e una di un bambino ugandese...toh aggiungiamoci pure quella di una balena che sta per essere uccisa con il suo cucciolo dai pescatori giapponesi...e ditele l'amara verità.

Con dolcezza, mi raccomando. E profonda bontà.

postato da: marikthequeen alle ore 11:28 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: riflessioni, televisione, attualitĂ , brutti incontri, i radical chic hanno rotto
martedì, 16 settembre 2008

In fondo Facebook è proprio na' cazzata...

Se ne conoscono di persone nella vita...

Ci sono persone che passano lievi sulla nostra esistenza, con una carezza o un passo di danza. Altre invece ti passano sopra per gualcirti. Altre ti trivellano l'anima. Altre ancora si siedono accanto a te, come passeggeri dello stesso treno...

Persone, facce, vite, storie...

Poi noi.

E poi Facebook.

Uno strumento che potrebbe rappresentare il ponte virtuale tra la nostra storia e quella delle persone che hanno incontrato la nostra vita...o che, al contrario, si potrebbe rivelare semplicemente una gigantesca bacheca virtuale in cui appuntare le scorie che residuano nel nostro cervello dopo, rispettivamente: la seduta sul water mattutina, la colazione al bar, la riunione aziendale e la telefonata di mamma.

Cioè...ho come l'impressione che Facebook non sia altro che l'ennesima funzione sociologica che l'uomo medio si diletta ad espletare nel corso della sua giornata media...una sorta di anello mancante tra la cacca del mattino e il caffè alla macchinetta aziendale.

Facebook in fondo è solo una grande macedonia di vite riassunte, sgrezzate, ridotte al minimo comune multiplo di una fotografia e di quattro ciofecate scritte nella sezione "Informazioni", un gigantesco happy hour dove, inesorabile, si consuma l'eterna tragedia umana dell'ipocrisia.

Persone che si sono cordialmente perse di vista per anni  si ritrovano, all'improvviso, amiche.

Amiche....che si commentano reciprocamente le foto delle vacanze (in un'imperdibile  sagra del punto esclamativo) e che si scambiano carinerie tenerose...per poi tornare, cordialmente, ad ignorarsi per sempre.

Una mia ex compagna di banco, di cui conservo un ricordo gioioso quanto un brufolo pustoloso sulla chiappa, mi ha recentemente scritto in bacheca: "Che piacere vederti qui! Perchè qualche volta non ci sentiamo...così ci incontriamo?" E io." Ohhh...ma certo...dai sentiamoci...così ci incontriamo!"

Eh si...dai...sentiamoci, così magari ci scambiamo pure i numeri di telefono...e ci contattiamo per darci un appuntamento! Ma che senso ha tutto questo, se non per alimentare il nostro incessante bisogno di confermare a noi stessi che, in fondo in fondo, a noi, di avere tanti amici, non ce ne frega un'emerita mazza?

postato da: marikthequeen alle ore 13:22 | link | commenti (7) | commenti (7)
categorie: riflessioni, attualitĂ , brutti incontri, i fattacci miei
lunedì, 21 aprile 2008

La professione del futuro

Ieri sera, osservando la pila di "santini" accumulatisi nella cassetta della posta in questi giorni di televoto, mi sono posta un quesito fondamentale: ma quanto hanno guadagnato i tipografi nel periodo di campagna elettorale?

In questigiorni siamo stati letteralmente assediati dalle infauste visioni di facce da pirla a cui non affiderei neanche la cura dei gatti randagi del condominio:  dalle nostalgiche plance arrugginite,piazzate nel bel mezzo dei marciapiedi e pronte per essere incornate al primo, disgraziato, inciampo ,ormai siamo passati* alla produzione di vero e  proprio materiale di consumo (completo assortimento di volantini, biglietti da visita, opuscoli, penne, magliette  e non escluderei  nemmeno il kit completo per la pulizia delle arcate dentarie): qui potete trovare un esempio dei miracoli tecnologici compiuti dalla moderna ingegneria tipografica: non so voi...ma la visione dell'accendino personalizzato, utilissimo per appiccare fuoco ai cartelloni elettorali, a me ha provocato una certa commozione!

In questo sito invece  ho potuto constatare che la mamma dei cretini, dopo aver partorito i cretini, li veste di tutto punto: dal cappellino, alla spillina, fino alla pratica shopper (che dite, se vado in giro con la shopper comunista il salumiere me lo fa un piccolo sconto?)...e li fregia pure con una deliziosa coccarda al valore elettorale (devo procurarmene una con scritto sopra "sono un coglione" e appuntarla a qualcuno che conosco...possibilmente mirando al cuore...)

Insomma, macché pompiere o poliziotto, il mestire cui tutti i bambini devono aspirare è quello del tipografo, altro che storie...

Anche perchè, spiegatemi una cosa: ma, sbaglio o a questo giro si sono candidati tuti, ma proprio tutti? Sbaglio, o mancava solo il mio gatto?

Nella mia azienda (che non è una multinazionale, e conta pure una discreta fettona di gente con stipendi ai limiti della sopravvivenza, tra cui il mio) ho contato almeno tre candidature (con relative penne promozionali...e io che puntavo all'accendino...grr!).

Si è candidato il gelataio sotto casa dei miei (il quale ha puntato tutto sulla genuinità degli ingredienti...oltre che a un furbesco aumento delle dimensioni dei coni, e ad un inserimento gratuito di cialde che, lo confesso, è stato decisivo per la mia scelta)

Si sono candidati dei ragazzini il cui regalo per i 18 anni è stato, al posto della Smart,  la fornitura per un anno di T-shrt con la scritta "per un'Italia ggiovane".....o forse no, erano solo indecisi tra la candidatura per il Grande Fratello e quella per le elezioni...e all'ultimo momento hanno optato per quest'ultima. Del resto, vuoi mettere la figata di organizzare l'aperitivo al Testaccio per presentare il programma? E magari ci scappa pure l'intervista con la Borromeo...

Ma poco importa: in questa Italia in cui i vecchi fanno i piacioni a Buona Domenica mentre i giovani sbavano per farsi invitare da Santoro, tutto fa brodo.

Purchè sia un brodo allungato...e possibilmente fino alla prossima legislatura.

 

* Almeno li togliessero questi baracconi arruginiti! Oltre a recare le gigantografie dei mostri, con grave rischio per le coronarie, servono solo da orinatoi per cani e bestie similari....Ovviamente nessuna illusione: le plance sono comunali e assicurano alle tasche dell'amministrazione un sacco di soldini cash. Sarebbe troppo aspettarsi che almeno una parte degli incassi pubblici contribuisca a riempire i buchi praticati sui marciapiedi per fissare la rugginosa struttura al terreno?!?  

postato da: marikthequeen alle ore 12:13 | link | commenti | commenti
categorie: riflessioni, attualitĂ , brutti incontri, brutte facce
giovedì, 20 marzo 2008

Tu chiamale se vuoi.....mestruazioooniiii

Ecco, la cosa bella di vivere a Roma è la possibilità di osservare da vicino un'affascinante sottospecie di umanità che nasce e prolifera nella Città Eterna da tempo immemore...

Gli storici sostengono che la genesi di questa specie ominide risalga al tempo della battaglia di Azio, nel 31 a.C., in cui tale Ottaviano Augusto dette dello stronzo a un certo Marco Antonio. Alcuni studiosi fissano tale data ad un periodo addirittura precedente: si narra, infatti, che un tale Romolo ("Romoletto" per gli amici) avesse aizzato un cane lupo femmina contro il fratello Remo ("TRemo" per gli amici) al grido di "pijalo a mmozzichi, sto' cornuto!".

Stiamo parlando, per chi ancora non avesse intuito, di quella grande dinastia etno-sociologica-e ci aggiungo pure biologica che risponde al nome di coatto romano (nome scientifico: coattus romanus vulgaris stupidusque), un sottoprodotto dell'evoluzione umana che, francamente, il mondo non ci invidia.

Sabato scorso mi sono resa conto che nei primi 30 anni della mia vita ho potuto godere solo di alcuni lati della personalità burinona dei miei concittadini: ho ascoltato svariati "mortacci tua" e "aho' ma vedi d'annattene...", apprezzato suonerie house ad altissimo volume in autobus, rischiato la vita sulle strisce un centinaio di volte, sfiorato la decapitazione da racchettone sulle spiagge di Torvaianica, litigato con decine di vecchie alle casse del supermercato, mantenuto una glaciale immobilità di fronte a pittbull e rottweiler portati a spasso come fossero agnellini da spezzatino ...insomma pensavo di aver varcato tutte le frontiere della bburinità, e di conoscerne a fondo il codice comportamentale.

E invece...

E invece mancava l'esame finale, la madre di tutte le prove: la litigata con la bburina.

La litigata con la bburina è un evento incredibile, una vera esperienza dei sensi...l'esperienza che conduce al nirvana della bburinità.

In primo luogo, la location della lite non poteva che essere l'autobus. Questo per due motivi: 1) l'autobus è, dopo la spiaggia, l'unico posto al mondo in cui poter dare fastidio a più di una persona contemporaneamente 2) il bburino non c'ha l'occhi manco pe' piagne...figuriamoci per la benzina e per l'obolo ai trenta disgraziati, fra zingari e lavavetri, che fanno la questua al semaforo.

Motivo della lite: la bburina, che si stava consumando in una telefonata di pura passione amorosa e sportiva ("amo'?? Che sta a fa' la Lazio? A' stronzo rispondime....", ha cominciato ad esibirsi in una iterazione di "a' soggetto, a' soggetto, a' soggetto, a' soggetto....A' FAGGIANO!!!" accompagnata da uno spiegamento di decibel sempre più violento.

Alcuni romeni, ricercati per spaccio e rapina a mano armata, hanno cominciato a guardarsi preoccupati,  uno spacciatore indagato per omicidio plurimo è sceso una fermata prima...

Insomma...tutto l'autobus era silenziosamente sconvolto. In questa cornice di omertosa indifferenza è emersa, aristocratica e orgogliosa, la mia voce, che al quarto "a' faggiano" si è prodotta in un "aho' abbiamo capito!!".

Non avessi mai osato...prontamente la bburina ha tirato fuori il suo codice marziale, sciorinando una sequenza di minacce che avrebbero fatto convertire Bin Laden al Cristianesimo: "Ahò qui c'è na' stronza che s'è girata e m'ha 'mbruttito...mo' vado li e je do' na' manata...così se impara..."

E via dicendo...

Io, seduta davanti alle porte di uscita, ero li' , sempre aristocratica e orgogliosa, pronta a produrmi in un salto carpiato verso la terraferma in caso di ceffone bburinico...

La bburina, sempre incalzando verbalmente, veniva verso di me con passo bovino...cosa sarebbe successo? E, soprattutto, dove si trovava l'ospedale più vicino?

E invece...la grande sorpresa: il codice marziale bburino non prevede, in questi casi, la punizione corporale. E' sufficiente passare davanti l'avversaria senza neanche guardarla negli occhi, sussurrare un "ma chi sse crede da esse sta' stronza" e rialzarsi le mutandone di pizzo viola che, birichine, si erano nascoste dentro i pantaloni  nel corso della seduta telefonica....

Insomma...Roma non è una città meravigliosa??

venerdì, 08 febbraio 2008

Una digressione sul radical chic (e una domanda...)

Rispondo con questo post a boots...al fine di approfondire il grande perchè del giorno.

Perchè la Bignardi provoca questa incessante dicotomia tra stima e disprezzo? Perchè la Daria ha complicato il mio piccolo mondo perfetto in cui simpatie e antipatie sono matematicamente calcolate nonchè archiviate nell'apposito schedario?

Per rispondere a tale quesito, credo sia necessario introdurre un'approfondimento sull'universo radical chic, una tendenza intellettuale che ha ormai abbondantemente infestato i settori dello spettacolo e dell'imprenditoria italiana.

Il radical chic è la versione evoluta e femminilizzata della sinistra italiana. E' la sinistra che diventa donna e che sposta le sue lotte dalla piazza al salotto, dall'Unità a Vanity Fair. E' la sinistra che, evolvendo da  comunista a democratica si illude di andare avanti e invece sta solo andando a destra finchè, cammina cammina, non farà il giro su sé stessa...

Complicata, illusa, involuta e capricciosa come una donna...

Insomma, il radical chic è femmina, e se non è femmina è gay, e se non è gay è un uomo insulso.

Il radical chic è, per contratto, tenuto a rispettare tutte le forme di cultura e sottocultura esistenti nel pianeta, con particolare attenzione alla questione della fame in Africa e dell'integrazione islamica: dalla prima si genera la corsa alle adozioni a distanza (e l'abominevole abitudine di tirare fuori la foto del negretto dal portafoglio, per far conoscere il proprio "figlio adottivo" agli amici), e dalla seconda il consumo sistematico di kebab, musica araba e ingressi spenderecci all'hammam.

Il radical chic ama il cinema d'autore, ha l'hobby della fotografia, colleziona montagne di cd di gruppi musicali che nessuno ha mai sentito nominare. Crede nelle ragioni del cuore, ama la sensibilità femminile, non si perde una Feltrinelli ed è convinto che non tutti i romeni sono venuti in Italia per delinquere...

Ora veniamo al punto. Fino a poco tempo fa, io, che alla Feltrinelli continuo ancora a preferire la più pecoreccia Rinascente (dal momento che non riesco a comprendere che gusto ci sia a trascorrere ore davanti a centinaia e centinaia di libri, esposti sullo scaffale manco fossero biscotti del Mulino Bianco...), ho sempre ritenuto i radical chic come gente che ha elevato la segatura a stile di vita.

Gente che, nel mondo dello spettacolo e del jet set italiano prende il nome di Monicà Bellucci, Ambra Angiolini, Carlà Bruni, Barbara Palombelli, Beatrice Borromeo, Lapo Elkann e che trae le proprie fortune dalla vendita di robaccia spacciata, rispettivamente, per recitazione, canto, giornalismo e occhiali da sole di qualità...

E la Daria? Ce la metto nel calderone? E' imbottita di segatura come tutti gli altri, oppure la sua spocchietta cela un'umanità che ronfa beatamente davanti ad un film cecoslovacco?

La Daria è una brava mamma e una moglie innamorata. Ha fatto a pezzi Barbara Palombelli in un'intervista. Ed è una che suda sotto le ascelle (una volta ha sfoggiato una maglietta "pezzatissima" in trasmissione), quindi non può che essere una di noi. 

Ma come posso ignorare alcuni sintomi tipici del radicalismo chic...la voce misurata e ipocritina, la fatale tendenza al solottismo fine a sé stesso , la compiacenza nei confronti di donne alle quali staccherei tutti i denti, uno per uno (perchè quella slinguazzata a Franca Sozzani, Daria, PERCHE'??), sono cose che non posso mandare giù..

Daria, chi sei? 

mercoledì, 06 febbraio 2008

Antipaticlassifica:

Scusate ma...io certa gente dello spettacolo...come dire...non la mando giù...mi suscita una repulsione quasi fisica, oltre all'irresistibile impulso di lanciare pomodori marci sul televisore...

giorgia3Al primo posto, Giorgia.

Lei è il MALE. Fintamente sofferente, inutilmente drammatica...ma soprattutto profonda quanto una pozzanghera. Tutto il suo essere è proteso verso la realizzazione dell'unico scopo che anima la vita di ogni donnetta nevrotica: farci sapere quanto è brava.

Una volta ho assistito ad un suo concerto (gratuito): non sto a raccontarvi la profusione di gorgheggi che insteva su ciascuna, maledettissima, vocale di ciacuna, maledettissima, canzonetta. Ogni vocale era salutata da minuti buoni di virtuosismi talmente irritanti che, dopo la  prima mezz'ora di concerto, con le ginocchia ormai cementate sul marciapiede, il pubblico ha cominciato a manifestare delicatamente il proprio disappunto ("ahò...c'hai rotto li coj..."). Lei, come se le stessero tirando fiori e orsacchiotti di peluche anzichè le bombe a mano (cosa che i più annoiati stavano davvero progettando di fare...) ha continuato imperterrita a sciorinare nenie interminabili scritte da lei (ignorando completamente le richieste disperate di qualche stornello radiofonico un po' più orecchiabile), condendo il tutto con le odiose domandine "siete caldi?? Vi state divertendo??"...alle quali tutti rispondevano con un NO intriso di  aggressività e follia omicida.

ambraAl secondo posto, Ambra. Come dire: arieccone n'altra...

Ambra Angiolini appartiene alla nuova categoria del fighettismo cinematografico made in Italy: la "divetta radical chic".

Eh già, dovete sapere che, dal momento che in Italia non si trova più un'attrice brava manco a clonarla dal toupè di Sofia Loren, adesso le giovani leve che non valgono una cicca ma non possono permettersi di esporre i soliti ciondolami di carne, si sono ritagliate questo ruolino dell'attrice  impegnata, un po' bohemien, un po' intellettuale, capace di alternare l'impegno sociale all'intervista a Vanity Fair.

Lo sguardo cerbiattoso, l'atteggiamento modesto, i movimenti del corpo, i sorrisi dispensati con moderazione.... esprimono, in realtà, tutto ciò che non c'è: studio, carisma, simpatia, comunicativa...ovvero, in una parola, l'attrice. C'è tutto, in Ambra, tranne che un'attrice....

barbara

Al terzo posto, Barbara Palombelli.

Ecco...devo confessare che su questo podio sono stata a lungo indecisa: a chi attribuire il sommo scettro dell'antipatia?

Giorgia o Palombelli?

Alla fine ha vinto Giorgia. Primo, perchè mi ha fracassato le balle per una serata intera, e mi sembrava giusto prendermi una rivincita. Secondo, perchè detesto le svendite promozionali di tutto ciò che appartiene ad una delle seguenti voci: dischi, emozioni, sofferenza, anoressia e vocalizzi inutili. Terzo, perchè la Palombelli è un tale concentrato di caratteristiche negative che...semplicemente non può essere reale. Non è vera. E' un alieno, o se la sono mangiata gli alieni. E quello che vediamo è solo un cartonato, del resto... la staticità dei movimenti, unita al vuoto cosmico delle sue parole, ne è una conferma. Inutile dire che da quando ho elaborato questa teoria, dormo molto meglio la notte....

dariaPer finire, ho voluto serbare il quarto posto (in genere, riservato al "vincitore morale"* della competizione...): la Daria.

Le riservo il quarto posto perchè tutte le volte che sto per esclamare "ah ma che spocchia che c'ha questa!"...una vocina dentro di me mi sussurra "Non ti fidare....lo fa apposta". Insomma, si scatena il solito conflitto tra la mia parte buona e la mia parte cattiva, tra la vocina democratica, veltroniana, buonista, pronta a dare un'opportunità a tutti, e l'urlo fascista che comanda la marcia su Roma, prescrive olio di ricino ai romeni che non pagano il biglietto dell'autobus  e va a cena con Giuliano Ferrara e il Cardinal Ruini.

Insomma...sto ancora cercando di capire chi è questa donna. E cosa vuole da me!!

* Vincitore morale = categoria sociologica introdotta da Simona Ventura, allo scopo di redimere tutti coloro che si sono fatti espellere dall'Isola dei Famosi per blasfemia, stupidità, antipatia e bruttezza. Per difendere il pirlone di turno, e con lui tutto il programma...è stata coniata questa felice espressione, che la pubblica opinione italica ha successivamente esteso a tutti i campi dell'umana idiozia: politici corrotti, uomini d'affati falliti, sportivi drogati, vallette mignotte....tutti quanti, a breve distanza di tempo, assurgono misteriosamente  a viincitori morale dell'eterna gara  a chi c'ha la faccia più tosta...

lunedì, 04 febbraio 2008

Succede solo da McDonald...per fortuna.

Mi rendo conto che quello del MacDonald è un argomento trito...da blogger cotto, stracotto e ripassato in padella.

Troppo facile sparlare degli hamburger a suola da scarpa che, se schiantati contro un muro, rimarrebbero appiccicati all'intonaco per un anno intero. Del pane dolciastro ricavato da un impasto di farina di cereali ogm e oli di palma ottenuti dal diboscamento di almeno 1/3 di foresta del Vietnam. Dell'immancabile fetta di cetriolo che riusciva puntualmente ad inquinare il sapore dell'Happy Meal: quante volte mia mamma è stata costretta ad inforchettare la perfida fettina con l'unghia del mignolo (in mancanza di altri utensili) pur di farmi star zitta!. Delle patatine plasticose che si ammosciano dopo 3 minuti e che hanno provocato  nel mio gatto una diarrea di dimensioni tali da far venire i complessi di inferiorità a malattie come tifo, colera e peste bubbonica*.

Appunto, troppo facile.

Però io continuo ancora a stupirmi di una cosa: come è possibile che i grandi strateghi del marketing "uozzammerica" MacDonald non si siano resi conto che le festicciole di compleanno a base di Happy Meal, alle 16:00 del pomeriggio, sono da considerarsi come un infanticidio bello e buono?

Volete lo sterminio della popolazione occidentale? Ancora due generazioni di festicciole MacDonald e la purificazione della razza è servita.

La festicciola pomeridiana a base di Happy Meal è la  Rupe Tarpea dei giorni nostri: fuori i deboli e i gracilini, dentro i bimbi grassocci e con un tasso di colesterolo pari a quello dell'intera popolazione del Bangladesh...

A questo punto mi chiedo come mai gli estremisti islamici si stiano dando tanto da fare per attentare alle nostre vite, dal momento che siamo in grado di farlo benissimo da soli.

Ovviamente sorvolo sugli alti contenuti pedagogici di questi eventi gastronomici (o meglio, gastrointestinali...): hamburger incastrati sotto le gambe dei tavoli, contraeree di patatine mosce che sorvolano la sala prima di atterrare sulle teste dei camerieri, cannucce utilizzate prima per infilzare l'occhio dell'amichetto e poi per risucchiare la coca cola sgasata...urla di cameriere che si confondono con le urla delle madri che si confondono con le urla dei bambini ....finchè non arriva il solito padre con l'espressione rassegnata (tipo bassethound) a minacciare di morte la sua progenie....

Un ritrattino davvero desolante....

 

*Un piccolo inciso: chi ha sostenuto che gli animali sono istintivamente in grado di distinguere i cibi buoni da quelli cattivi...forse non ha mai pulito un pavimento in vita sua!!

 

postato da: marikthequeen alle ore 15:44 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: riflessioni, attualità, brutti incontri, i grandi perchè, brutte facce
martedì, 22 gennaio 2008

Quelli che...in palestra

Ahhh...la palestra.

Ahhhhh...

Ahhhhhhh....

Scusate, quelli che inizialmente volevano essere dei sospiri si sono trasformati in gemiti dolenti, causa crampi dolorosi in tutte le parti del corpo, gengive comprese. Che volete...è il prezzo che bisogna pagare per ritardare quanto più possibile la ricorversione dei propri arti inferiori da normali gambe a cosciotti per l'arrosto. Che poi il fitness io proprio non lo sopporto: banalizza il corpo umano, e lo riduce ad una "motoretta per muscoli", con il risultato che la parte "meccanica" del nostro essere rimane completamente scollata da quella "spirituale".

Ma, cosa che mi sono sempre chiesta, così non si finisce per allenarsi a due distinte "velocità": l'aerobica per i cosciotti, la panzetta e il bracciume ciondolante e la cultura* per lo spirito? Ed è una cosa buona? Gli esseri umani non dovrebbero essere un organismo in cui corpo e mente, meccanica e spirito, si fondono completamente e in perfetta armonia?

Si, ok, la risposta è no, o meglio, "si. Ma non si può. Perchè vivi in Occidente e quindi devi essere pragmatica. Perchè abiti a Roma e quindi devi essere nevrotica. Perchè lavori in un ufficio e quindi devi essere frustrata. E soprattutto perchè hai l'aspirina, l'acqua e il riscaldamento e quindi devi già sentirti soddisfatta della tua vita....per il solo motivo che tu puoi avere una vita".

Quindi, bando alle ciance, e passiamo alla solita rassegna di umanità varia, ponendoci stavolta la domanda: che tipo di ominidi si possono incontrare in palestra?

  • La solita, banalissima montagnetta di muscoli. L'"esercito della bistecca", come amo definirlo, è un classico intramontabile delle palestre occidentali, e i suoi adepti, la cui corteccia cerebrale è progressivamente risucchiata dai muscoli, vivono per un unico scopo: far uscire le vene dai bicipiti (che schifo). Inutile dire che il soldato della bistecca non vi degnerà mai di uno sguardo...ma mi auguro per voi che la cosa sia reciproca!
  • Il ragazzino svogliato: si vede lontano un miglio che è li perchè la madre ce lo ha iscritto a calci nel didietro. Ciondolante e un po' babbeo....fa tutto quello che gli dice l'istruttore, ma al ritmo di due piegamenti ogni mezz'ora;
  • La maniaca: presiede a tutte le lezioni di step, gag, aeroboxe...praticamente è onnipresente come il papa. In genere, si presenta sotto le spoglie di una bella ragazza, ma attenzione: dietro quelle sembianze si cela un androide con i glutei in carbonio (quando si esauriscono le batterie, i glutei vengono riciclati negli occhiali di Lapo Elkann);
  • Il signore di mezza età: anche lui presiede a tutti i corsi di fitness, ma, al contrario della maniaca è un essere umano (e la panza a cocomero ne è una chiara dimostrazione);
  • La signora tappezzeria: alza un ginocchio per grazia ricevuta, e ogni cambio posizione è salutato con un pio lamento....insomma, proprio non gliela fa. Ma allora non era meglio un corso di macramè?

 

* Definizione post-moderna di cultura:

  • libri suggeriti da Fazio nella trasmissione "Che tempo che fa?",
  • il blog di Beppe Grillo,
  • le mostre di quadri al Vittoriano (si, avete capito bene: proprio quelle in cui fanno entrare 100.000 persone alla volta e sei fortunato sei riesci a vedere l'angolo destro della cornice...),
  • la collezione di Garzantine: piccole e leggere, utilissime per acciaccare le zanzare in estate,
  • i film intelletnicamente impegnati (in grado di stroncare pure una tigre siberiana al terzo fotogramma),
  • la trasmissione Blob su Rai3,
  • le canzoni brutte, noiose, e possibilmente cantate con un filo di voce: se poi la voce è affetta da raucedine siamo in zona capolavoro,
  • il kebab, l'hammam, e i cafè letterari di sapore etnico-orientale: esaurita l'ondata "siamo tutti figli dell'Africa", il must culturale dei nostri tempi è: "ahò sti arabi non so' poi tanto male!"
postato da: marikthequeen alle ore 09:45 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: riflessioni, quelli che, attualitĂ , brutti incontri, brutte facce, i fattacci miei
venerdì, 11 gennaio 2008

Il politically correct: una digressione...

Innanzitutto vorrei manifestare la mia ignoranza su una questione fondamentale: ma quando è cominciata? Quando il solito giornalista americano ha coniato l'espressione "politically correct" (che poi è una classica espressione da intellettuale harwardiano...) e quando quest'ultima è rimbalzata come uno straccetto per la polvere nelle redazioni italiane, passando per le espressioni benevolmente corrucciate dei nostri opinionisti politici, per approdare, finalmente, nel proprio porto naturale, ovvero i salotti bon ton delle giornaliste radical chic?

Beh, una cosa è certa: da quando è arrivato, il "politicamente corretto" ha spopolato. Ah...quanto ci piace essere corretti, a noi. Quando poi alla correttezza si aggiunge la politichezza...andiamo in brodo di giuggiole.

E poco importa che correttezza a volte faccia rima con pochezza, o stitichezza (in senso intellettuale, ovviamente).

Comunque, nel panorama televisivo, il primo "politically correct" di cui abbia memoria risale al primo Vangelo di Fabio Fazio e a quella morbida mescolanza di personaggini dell'ultima ora, salme canore fresche fresche di riesumazione, premi nobel alla "4 salti in padella", bruttine, bellone, mogli di calciatori, di giornalisti, di leghisti...insomma:  tutti i paesani accorsi alla grande festa del "siamo corretti, siamo ironici...e soprattutto siamo tanto innocui".

Il secondo Vangelo di Fazio è, se possibile, una versione ancora più raffinata e stilosa della passata opera di catechesi: interviste smaccatamente marchettare, talmente marchettare che la loro marchettitudine è addirittura sottolineata con battutine autoironiche e teatrini furbacchioni tra marchettaro e marchettante.

Accade così che la sfacciataggine si riveli come la nuova frontiera del "politicamente corretto"...in altre parole "se ve lo facciamo in faccia, non vi nascondiamo niente e dunque siamo corretti, giusto?".

A tutto questo si aggiungano un chilo di nobili intenti (ovvero, far leggere qualcosa agli italiani, qualsiasi cosa, che sia anche  il ricettario del medico di Bruno Contrada: sono tutti ignoranti, chi se ne accorge?), due forme di tette (la svedesona alla quale si fa dire qualche parola...così è bella e pure brava) e un pizzico di satira pungente...smorzata però dai sorrisini imbarazzatini del conduttore.

Insomma tutto questo per dire: gli spottini RAI "non vogliamo farti assomigliare alla televisione..." sono da intepretare come avvertimento politicamente corretto: "guardate che non stiamo scherzando...stiamo davvero facendo sempre più schifo...e ve lo diciamo nel modo più raffinato possibile! Siamo bravi, vero? E allora...ce li date sti soldi?".

postato da: marikthequeen alle ore 11:35 | link | commenti | commenti
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giovedì, 03 gennaio 2008

La collega nevrotica colpisce ancora (capitolo 2: gli auguri di Natale)

barboncinoInnanzitutto: auguri di buon anno a tutti i miei lettori...in particolare al gatto India, al mio fidanzato, a mia sorella Kiari e al nuovo acquisto, il cane Molly, un barboncino toy di proprietà del vicino di casa, che da ieri, complice una leccata sul naso...è diventato il mio sostenitore più accanito!

Bene...

Siccome in questi giorni ho trascorso buona parte del tempo a casa, ho avuto modo di riflettere su un'altra delle piaghe aziendali più diffuse: la collega nevrotica nella variante natalizia. Nel periodo estivo abbiamo avuto modo di analizzare il comportamento della molesta creatura alle prese con il caldo, evidenziando la sua fobia nei confronti dell'ascella pezzata...

...ora è invece il caso di rivisitare l'inquietante psicologia del soggetto nella versione natalizia, o meglio, festiva. Innazitutto, partiamo dalla considerazione fondamentale: alla collega nevrotica il Natale fa schifo. La collega nevrotica è una donna di mondo, temprata dalla vita e dalle delusioni amorose: lei sa bene che il Natale è solo uno sciocco pretesto per far finta di essere più buoni...l'occasione per sfoderare una soffice e glassata ipocrisia...tra un complimento alla collega che assomiglia ad un Barbapapà e un sorso di spumante riciclato dal pacco-dono aziendale.

La collega nevrotica, inoltre, è una donna dotata di umorismo sottile (talmente sottile che non si riesce neanche a vedere a occhio nudo) e ironia: lei sa bene che gli auguri di Natale rappresentano l'unica occasione per rivolgere la parola a persone che normalmente non degnerebbero  di un'alzata di sopracciglio (forse però... se si travestissero da scoiattoli giganteschi e cominciassero a spuzzettare ventate di freschezza alla menta sulle loro ascelle dolenti...mmmhhh...).

Eppure....nonostante la profusione di moderna, emancipata e adulta consapevolezza....la collega nevrotica, in prossimità della vigilia, indossa la sua invisibile divisa natalizia (quella visibile generalmente ha ben poco di natalizio...o pensate che il vecchietto abbia una sessualità incerta e indossi reggiseni con imbottiture di calcestruzzo e jeans che ti fanno la visita ginecologica ogni volta che ti siedi?) e affila le sue armi (tutto è lecito, in guerra e a Natale):

1) Presentazioni in power point (quelle che si concludono fatalmente con la slide "invia questa mail a 5 amici...." e che puntualmente riescono a risvegliare i miei istinti omicidi più bestiali e sanguinosi...oltre a farmi tristemente notare che il numero dei miei amici non arriva mai a 5!) inneggianti al vero senso della vita e dell'amore. La mia collega di stanza, collezionista instancabile di getti d'aria condizionata e bicchierini di caffè semivuoti, ulula di gioia tutte le volte che riceve queste melensaggini...e il mittente automaticamente assurge alla carica di "bella persona" per i successivi 5 minuti. Un'altra è una formidabile macchina da spedizione: non c'è una foto di gattino, canino, animalino che non sia stata filtrata dal suo PC per essere successivamente inviata al pollame (nel quale, per qualche oscuro motivo, rientro anche io....nonostante le mie ripetute minacce di morte!)

2) Regalini: ahhhh...questo sordido sottoprodotto della nevrosi natalizia! Falsi, traditori e striscianti come serpenti, i regalini prima ti localizzano grazie ai loro speciali sensori...e poi ti colpiscono alle spalle. Risultato: per ogni regalino inaspettato ricevuto, e palesemente acquistato dai cinesi a 50 centesimi, sei condannata alla ricerca febbrile del pensierino "per ricambiare", che ti costa almeno 20 euro. Una collega, che userebbe volentieri le mie chiappe per cucinare il kebab, mi ha propinato un regalino, condito con l'esclamazione "quando l'ho visto ho pensato subito a te!". Ecco...siccome l'oggetto in questione ha tutto l'aspetto di una canottierina che andrebbe stretta persino al barboncino Molly....mi chiedo se per caso abbia rovistato il cestone delle occasioni Oviesse del reparto bambini! Vabbè...un'altro perizoma rosso mancato!

3) Frasario, smorfieria e gestualità festiva: "allora...che fai per le feste?", "Ah...mi raccomando, riposati!", "tanti, tanti auguri a te e alla tua famiglia!", "salutami il piccolino!".....basta, la smetto subito perchè mi sta già venendo l'orticaria! In realtà l'antologia degli auguri, di per sè, dispone di un campionario di frasi limitato: in sintesi, si dicono sempre le stesse stronzate. Ma è incredibile la varietà di toni, contrasti e melodie che le donne riescono a produrre nel corso del cerimoniale. Ultima arrivata: la tonalità ironica, condita da sorrisetto sarcastico e sguardo basso in puro stile "minimal Christmas"...

postato da: marikthequeen alle ore 09:35 | link | commenti (5) | commenti (5)
categorie: riflessioni, attualitĂ , brutti incontri, brutte facce, i fattacci miei