Ieri sera, guardando la trasmissione condotta da Paola Cortellesi, e dal pupazzetto portachiavi che le faceva da spalla, ho assaporato le stesse identiche sensazioni del Concertone del Primo maggio a San Giovanni: ve volemo bene, e se siete poveri e pure immigrati ve volemo pure più bene.
Buono, bravo, umile e modesto, legge tanti libri, ama i gay (perché sono colorati), gli immigrati (perché sono colorati pure loro) e ha tanti amici buoni bravi e che leggono tanto: ecco il ritratto del radical chic da salotto, ecco l’artista medio che Rai3 vuole opporre alla strafottente volgarità di “tutto ciò che è altro”.
Peccato, perché la Cortellesi è di una bravura imbarazzante. Alcuni momenti comici erano così gustosi che li avrei staccati con le unghie da quello sfondo buonista e così inutilmente didascalico (a proposito, qualcuno potrebbe informare gli autori che il tempo in cui gli artisti dipingevano i muri per insegnare le Sacre Scritture al popolo è finito da qualche secolo? Grazie).
Ovunque, e comunque, si respirava aria di festa dell’Unità, di Concertone in cui te volemo bene, di porchetta, di pantaloni made in Nepal comprati dal bancarellaro peruviano, di cibi biologici e di thè nero equo e solidale.
Peccato, perché in certi punti ho riso di gusto. E ho pensato che, se non fosse stata risucchiata dalla classe intellettuale italiana, la Cortellesi, intellettuale, avrebbe potuto esserlo sul serio.
Ma c'è un'altra questione su cui mi piacerebbe indagare.
No..."indagare" non è il termine esatto. Mi serve un'espressione più forte, viscerale, disturbante quanto la questione stessa. Ecco, credo che "spremere il punto nero fino alle radici, allo scopo di lasciare un enorme buco sulla pelle" sia qualcosa di più appropriato. Si, mi piace di più.
Insomma la questione è questa: ma perchè i radical chic ci tengono tanto a far parte der popolo? Perchè vogliono sempre precisare che loro sono veri, genuini, che sono umili (i duetti tra artisti radical chic sono in realtà lotte sanguinose a colpi di "quanto sei bravo!" "ma sei più bravo te!" "ho tutti i tuoi dischi" "e io ho letto il tuo libro"), in somma che sono 'ggente come tutti?
No, perchè, bisognerà pure far sapere un giorno ai vari Bignardi, Dandini, Cortellesi, Jovanotti, e a tutti gli scrittorelli dell'ultimo minuto (non è difficile identificarli...basta selezionare alla Feltrinelli gli autori dei libri più sottili) che non è tutto sto granchè far parte der popolo.
Si, ok, la Festa dell'Unità non è male (le salsicce sono buone...davvero...niente da dire), le gonne etniche sono comode e gli orecchini di feltro fatti a mano sono carucci. Idem per il biologico e per il commercio equo e solidale (sicuramente solidale con i negretti...un po' di meno con gli operatori di call center e i metalmeccanici...però vabbè)....
....però tutto questo non basta per far davvero parte der popolo.
Perchè, per essere davvero umili, bisogna strisciare un pochino. Bisogna planare verso terra ed escoriarsi le chiappe.
Bisogna abbandonare il supermercato morale degli intellettuali (dove vendono le confezioni risparmio di "comprensione") e andare a far la spesa al discount, sperando di trovare qualche offerta speciale di "tolleranza"...altrimenti ripieghi sull'"amarezza" e pazienza...
Insomma, devi rinunciare a frasi quali "io quando vado in libreria rischio davvero di esaurire il conto in banca", ammettere che gli zingari puzzano, rassegnarti a non conoscere la collocazione geografica della Palestina (sopra o sotto il Libano? Ma poi 'ndo sta il Libano?), e provare un senso di scetticismo nei confronti della psicanalisi.
E questo è solo l'inizio...non si diventa parte della 'ggente così, come se niente fosse.
Ecco, ora chi glielo dice alla Dandini che lei non è der popolo, che non è semplice? Io non me la prendo questa responsabilità...fate voi: prendetela da una parte, mettetele davanti una foto di Veltroni e una di un bambino ugandese...toh aggiungiamoci pure quella di una balena che sta per essere uccisa con il suo cucciolo dai pescatori giapponesi...e ditele l'amara verità.
Con dolcezza, mi raccomando. E profonda bontà.
